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Selva di Cadore

Provincia di Belluno - Regione del Veneto


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Cenni storici di Selva di Cadore e della Val Fiorentina

Le prime frequentazioni nella valle risalgono alla preistoria.
Importanti e unici ritrovamenti nella conca di Mondeval, che si trova a 2.150 metri di quota, sopra i nostri attuali villaggi di Santa Fosca e Pescul, documentano che, a partire dall’età mesolitica (circa 9200 anni fa), vi è stata un’assidua frequentazione di quest’area montana.
A questo proposito, nel 1987, durante una campagna di scavo archeologico, fu rinvenuta una fra le testimonianze più rilevanti del mesolitico in tutto l’arco alpino: la sepoltura di un cacciatore vissuto circa 7.500 anni fa, con un ricco corredo funerario costituito da manufatti in selce, in osso e corno di cervo, di uso quotidiano, per la caccia e di ornamento.
La sepoltura si trova oggi al Museo Civico della Val Fiorentina "Vittorino Cazzetta" a Selva, assieme ad altre testimonianze di periodi successivi di frequentazione nel nostro territorio.

L’antico paesaggio. Circa 230 milioni di anni fa, all’inizio del periodo geologico chiamato triassico, in un ambiente marino di tipo tropicale con vari isolotti sparsi in grandi distese d’acqua, si formarono le nostre Dolomiti (il monte Pelmo, il Civetta, la Marmolada, ecc.).
Proprio il monte Pelmo ha restitutito le tracce di dinosauri triassici, nell’ormai famoso ritrovamento segnalato dal nostro valligiano Vittorino Cazzetta, che ha aperto, quasi una ventina d’anni fa, la strada alla conoscenza dei “dinosauri italiani”.
Il calco che riproduce il masso con le piste di questi antichissimi dinosauri si trova nella sala geologica del nostro museo.
All’epoca del cacciatore di Mondeval, la Val Fiorentina era tutta coperta da boschi, che si erano sviluppati dopo l’ultima glaciazione e raggiungevano una quota di almeno 200 metri superiore al limite attuale.
Qua e là le foreste, ricche di selvaggina, di frutti e di erbe eduli, erano intercalate da superfici prive di vegetazione arborea, a causa delle numerose frane, delle valanghe e delle periodiche esondazioni delle acque tumultuose dei torrenti.
Non c’erano i prati ed i pascoli dove ora sorgono i nostri villaggi.
Questo paesaggio rimase così per millenni.

Le origini di Selva di Cadore. Nella guida storico-alpina del Cadore di Ottone Brentari si legge ”In mezzo a fitte tenebre, che non ci lasciano scorgere splendida la verità, bisognerà, con ipotesi e congetture, accontentarsi di scoprire semplicemente il probabile per quanto riguarda l’origine del popolo del Cadore”. Di certo sappiamo che verso la seconda metà del IV-III millennio a.C., la valle fu abitata stagionalmente non soltanto da cacciatori, ma anche da pastori con greggi, come testimoniano i reperti (visitabili al museo) ritrovati nel riparo-abitazione di Mandriz, zona ubicata sopra il nostro villaggio di Toffol, a 1.600 metri di quota.
I pastori e le greggi, in numero sempre maggiore, usufruirono dei pascoli alti delle zone di Mondeval, passo Giau e passo Staulanza.
Chi furono quindi i primi abitanti di Selva di Cadore? Un cippo, forse confinario, preromano e con iscrizioni paleovenete, ritrovato sul monte Pore, in territorio del confinante paese di Colle Santa Lucia, fa supporre che il territorio fosse occupato da un popolo anteriore ai romani.

Di certo si ha un riscontro storico dell’appartenenza del territorio di Selva di Cadore al Municipium romano di Julium Carnicum (l’attuale paese di Zuglio in Carnia), nelle iscrizioni confinarie di epoca romana (I secolo a.C.) incise su roccia alla base del Monte Civetta, del Coldai e del Col di Davagnin, proprio sul nostro monte Fertazza.
Lo sfruttamento di tutta la nostra valle e dei suoi pascoli fu quindi dei pastori cadorini, essendo essa assegnata all’area degli Juliensis (Carnia e Cadore).

La storia. Solo dopo il X secolo il paese di Selva di Cadore ebbe consistenza e si formarono i primi veri insediamenti stabili che si svilupparono in gruppi di varie famiglie (le "vile") legate alla pastorizia ed ai boschi. Dopo la scoperta (o probabilmente la riscoperta) e sfruttamento delle miniere di ferro di Colle Santa Lucia, dette del Fursil, proprio ai confini con Selva, la valle ebbe un notevole impulso demografico.
In un antico documento del 1234 si menziona la chiesa di San Lorenzo (protettore dei carbonai) a Selva.
In un’altra antica pergamena, datata 11 febbraio 1257, riguardante Selva di Cadore, si dice che “nel forno di Selva, davanti la casa di Giovanni […]”. Si sa così che alla metà del 1200 Selva aveva già una chiesa, un forno e delle case.
Lo sfruttamento intensivo delle miniere di ferro, a partire soprattutto dal XIV secolo, comportò quindi l’avvio di nuove attività in valle, come quella dei carbonai, dei fabbri e dei forni fusori.
Fino al 1420 i Cadorini, e quindi anche Selva, furono sotto il Patriarcato di Aquileia, ma da quell'anno aderirono alla Serenissima Repubblica di Venezia, che comunque lasciò loro un’ampia libertà di autogovernarsi attraverso le Regole.

Lo sviluppo del paesaggio della valle. In età preistorica questa zona era interamente ricoperta da un fitto bosco e non vi era traccia delle radure dove ora sorgono i centri abitati circondati da prati a pascolo e campi coltivati. Queste immense foreste percorse da numerosi torrenti (Fiorentina, Codalonga, Cordon, Loschiesuoi, ecc.) carichi dell'acqua proveniente dai vicini ghiacciai, rifornivano di selvaggina i cacciatori, che qui sopraggiungevano per la caccia estiva.
Come testimonia il sito neolitico/eneolitico di Mandriz, i pastori esistevano nella zona già prima della fine del primo millennio avanti Cristo.
Ma fu a partire da questo periodo che la valle cominciò a popolarsi in modo sistematico.
Cacciatori e pastori con le proprie greggi cominciarono a frequentare i pascoli presenti nelle zone del Passo Giau, a Possedera e Fertazza, a Staulanza, Forada e Forcella Roan.
Una situazione che ebbe una svolta solo in epoca alto-medioevale, quanto accanto a pastori e cacciatori si affiancarono boscaioli e ricercatori di minerali quali il ferro e il piombo.
I nuovi arrivati, che provenivano dalla Val del Boite, costituirono consistenti insediamenti, prima stagionali e poi stabili. Il paesaggio cominciò, lentamente, a mutare: nei luoghi climaticamente più protetti, soleggiati e provvisti di acqua (Pescul, Toffol, Marin) si cominciò a tagliare il bosco, si costruirono stalle e abitazioni, che col tempo si traformarono in "Vile", tutte ad alta concentrazione abitativa al fine di non rubare troppo territorio alla preziosa agricoltura.
A partire XIII secolo alle attività agro-silvo-pastorali si aggiunsero quelle artigianali e industriali estrattive del ferro. Questo comportò una notevole immigrazione e l'avvio di nuove attività come quella dei carbonai e dei fabbri, per i quali funzionava addirittura una fonderia.
Nei secoli successivi, per far fronte alle aumentate esigenze di sussistenza si cominciò a coltivare il terreno anche fino ai 1.600 metri di altitudine, elevando lo sfalcio sino ai 2.000 metri delle pericolosissime e disagiate cengie.
Negli ultimi secoli, con la cessazione delle attività minerarie, si registrò un generale impoverimento economico che causò una forte emigrazione senza però snaturare le millenarie attività agro-silvestri o mettere in pericolo la sopravvivenza dei paesi.
A partire dagli anni '60 del secolo scorso, prima lentamente, poi vorticosamente, la situazione si capovolse in concomitanza con i flussi turistici legati allo sci e all'escursionismo. Oggi la Val Fiorentina, aperta ed accogliente con i turisti, preserva come forse nessun'altra le sue ricche tradizioni e la sua millenaria cultura, di cui è giustamente orgogliosa.

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